L'ultimo avvertimento per rinnovare la sinistra europea e per salvare il progetto del Partito Democratico in Italia
La sconfitta delle principali forze del socialismo europeo, il tracollo laburista e la sconfitta del Partito Democratico segnano l'ultimo campanello d'allarme per chi crede nei valori e continua ad assegnare alla sinistra riformista e in primis al movimento socialista il compito di guidare i processi di cambiamento e di modernizzazione delle nostre società complesse.
Cominciamo con l'Italia riservandoci successivamente di esaminare da vicino i risultati emersi dalla consultazione in un'Europa sempre più tentata da forze antieuropee e xenofobe, ma anche caratterizzata da un nuovo slancio delle forze ambientaliste ed ecologiste.
Esaminando i risultati percentuali espressi alle forze politiche alle elezioni europee, a prescindere dai travasi di voti per lo più all’interno dei due blocchi, e dagli effetti della crescita degli astensionisti che necessiterebbero analisi molto più approfondite, otteniamo una modifica sensibile dei rapporti di forza fra le forze politiche italiane rispetto alle precedenti elezioni europee precedenti
Il centro destra in cinque anni guadagna oltre 10 punti percentuali passando dal 37,47% al 47,78% mentre il centro sinistra rimane sostanzialmente stazionario passando da 40,43% a 40,21%. Quanto alla sinistra comunista e all’estrema sinistra scendono complessivamente dall’8,48% al 3,92% mentre le liste di centro (inizialmente composte anche da UDEUR, pensionati e liste laiche minori oggi scomparse o confluite nel centro destra) scendono dal 10,07% al 6,74% grazie alla tenuta dell’UDC di Casini. Infine l’estrema destra rimane stazionaria scendendo dal 2,11% al 1,26%, cui si può aggiungere probabilmente un altro punto percentuale calcolando l’apporto de La Destra di Storace al risultato del Movimento per le Autonomia attestatosi al 2,22%, partendo da una base dell’1,12% alle politiche dello scorso anno. Complessivamente sommando le destre si passa dal 39,58% al 49,04% e sommando le sinistre si scende dal 48,91% al 44,13% dopo aver accusato un minimo storico del 43,04%, nel 2008: il saldo positivo è di 9 punti e mezzo percentuali per le destre a fronte di un saldo negativo di oltre 5 punti e mezzo per le sinistre, includendo anche l’Italia dei Valori, e di quasi 3 punti e mezzo per le liste di destra
PDL Analizzando i risultati delle forze politiche il balzo in avanti del Popolo della Libertà è inferiore a tre punti percentuali passando da un 32,42% raccolti sommando i risultati di AN e Forza Italia nel 2004 al 35,26% raccolto dalla nuova formazione nel 2009, in calo rispetto sia alle politiche del 2006 quando raccoglieva il 36,6% sia rispetto alle ultime politiche dove raggiungeva il suo massimo storico con il 37,38%. Sul piano europeo fra le forze conservatrici del PPE il PDL è preceduto dallo spagnolo Partido Popular e dall’Unione dei Cristiano Democratici e dei Cristiano Sociali in Germania ma raccoglie un risultato migliore dell’UMP di Sarkozy in Francia ed anche dei Tories di David Cameroun.
Lega A beneficiare maggiormente della crescita delle destre risultano la Lega Nord che più che raddoppia i propri consensi salendo dal 4,96% del 2004 ad un massimo storico del 10,20% nel 2009 ed anche in parte il Movimento per le Autonomie che dopo un brillante esordio alle politiche dell’1,12% grazie all’apporto de La Destra e di formazioni minori raggiunge un prezioso 2,2% diventando nelle isole e forse a termine nel centro-sud un potenziale alleato della Lega che cresce al Nord senza peraltro riuscire a decollare nell’Italia centrale e meridionale. Sul piano europeo la vittoria della Lega si inserisce nel successo delle liste antieuropee e forse anche di quelle xenofobe soprattutto nell’Europa centrale ed orientale
PD. Il Partito Democratico raccogliendo un magro 26,13%, perde dal canto suo cinque punti percentuali rispetto alla lista Uniti per l’Ulivo formata essenzialmente nel 2004 da DS e Margherita che raccoglieva nel 2004 31,08 e alla lista dell’Ulivo alle politiche del 2006 attestatasi al 31,27%, e sette punti percentuali rispetto alle elezioni politiche del 2008 quando insieme ai radicali raccoglieva il 33,17%. Rispetto al quadro delle forze socialiste e progressiste europee il PD si può peraltro consolare del risultato ottenuto trovandosi in una posizione intermedia rispetto alle forze politiche alleate in Europa: largamente sotto ai socialisti spagnoli, attestati sopra il 38%, oltre che ai socialisti grechi del Pasok, a quelli svedesi e ad altri socialisti in paesi minori, ma sopra le percentuali ottenute dal SPD tedesca, dal PS francese che soffrono peraltro dell’affermazione della Linke e della conferma dei Gruenen oltre Reno, del successo degli ecologisti e dei buoni risultati di comunisti e trotzkisti in Francia, e soprattutto dal Labour Party che subisce un autentico tracollo nel Regno Unito.
IV. L’Italia dei Valori insieme alla Lega è il grande vincitore di queste elezioni quadruplicando i propri consensi dal 2,14% raccolti con Occhetto nel 2004 all’8,0% ottenuti quest’anno, con un saldo positivo di sei punti percentuali e raddoppiando rispetto alle politiche dello scorso anno dove superava solo di poco con il 4,37%, la soglia di sbarramento del 4,%. Sul piano europeo l’Italia dei Valori riesce probabilmente ad intercettare voti andati altro a forze verdi e liberaldemocratiche, pur partendo da una matrice cattolica populista e giustizialista.
UDC L’Unione di Centro è l’ultima forza politica che riesce a superare con un lusinghiero 6,51% la soglia di sbarramento in crescita di oltre mezzo punto percentuale rispetto al 2004 (5,89%) pur beneficando plausibilmente di una parte dei voti provenienti da altre forze centriste cattoliche quali Udeur e forse anche dal Partito dei Pensionati, oggi confluite o alleate del PDL. Risultato positivo se comparato con il risultato modesto raccolto da forze simili come il MODEM di Bayrou in Francia
Sinistre moderate laico-socialiste e ambientaliste. A differenza di quanto avviene in Europa dove beneficiano della crisi dei partiti socialisti e socialdemocratici, in Italia non riescono a beneficiare della crisi del Partito Democratico e non superano la soglia di sbarramento:
I radicali rimangono stazionari passando dal 2,25% nel 2004 al 2,42% nel 2009, dopo aver ottenuto il 2,6% alle politiche del 2006 insieme ai socialisti ed aver probabilmente pesato per 2 punti percentuali nel risultato del PD alle politiche del 2008.
I socialisti con il 2,04% e i verdi con il 2,47% raccolti nel 2004 pur partendo da un potenziale di oltre quattro punti percentuali e beneficiando dell’alleanza con Sinistra Democratica e con gli ex rifondaroli di Nichi Vendola, non vanno al di là di un magro 3,12% raccolto da Sinistra e Libertà perdendo quasi un punto e mezzo percentuale. Risultato in controtendenza con i successi raccolti dagli ecologisti in Francia e dalle conferme dei Gruenen in Germania.
Le sinistre comuniste e trotzkiste sono insieme al PD i grandi sconfitti di queste elezioni europee perdendo 4 punti e mezzo. In entrambi i casi si tratta di risultati molto deludenti se comparati con quelli raccolti dalla Linke in Germania e dalla lista attorno al PCF e da quella attorno al Partito anticapitalista in Francia:
La lista dei due partiti comunisti pur partendo da un potenziale di otto punti e mezzo percentuali raccolti nel 2004 suddivisi fra Rifondazione Comunista con il 6,06% e PdCI con il 2,42% e da ancora oltre otto punti raccolti alle politiche del 2006 non riesce ad invertire la tendenza negativa riscontrata con il 3,08% dalla Sinistra Arcobaleno alle ultime politiche, attestandosi anch’essa con il 3,38% largamente sotto la soglia di sbarramento.
I trotzkisti non ne approfittano raccogliendo con il Partito Comunista dei Lavoratori un magrissimo 0,54% a fronte dell’1,1% raccolti lo scorso anno da PCL (0,57%), Sinistra Critica (0,46%) e liste minori (0,09%) .
Con la soglia di sbarramento anche nell’elezione proporzionale dei deputati del Parlamento Europeo si conferma una rappresentanza in Italia simile a quella tedesco – ovvero in grado di ridurre a 5-6 le forze politiche presenti in Parlamento. Sarà ora interessante capire l’esito del referendum e soprattutto capire de PDL e PD saranno tentati dall’abrogare le norme relative agli apparentamenti e all’attribuzione del premio di maggioranza alla lista che ha raccolto il maggior numero di voti e non alla coalizione.
Il fallimento del referendum potrebbe favorire l’adozione di un sistema elettorale alla tedesca (con il doppio voto e un sistema misto proporzionale con sbarramento al 4-5 per cento e maggioritario con collegi uninominali) che escluderebbe i partitini e cosiddetti cespugli favorendone l’accorpamento in formazioni più ampie, ma nello stesso tempo – a differenza del nostro “porcellum” - non incoraggia gli apparentamenti poiché non assegna nessun premio di coalizione al partito più forte nel proporzionale.
L’abolizione del premio di maggioranza toglierebbe il potere di ricatto oggi assegnato alla Lega nel centro destra e all’Italia dei Valori nel Centro sinistra, ma anche ai piccoli alleati regionali come Union Valdôtaine e Südtiroler Volkspartei. Con il sistema tedesco il MPA sarebbe rimasto fuori dal Parlamento Europeo come tutti i partiti sotto il 4 per cento: salvo nel caso in cui come altre forze locali fortemente radicate come la Lega o la stessa SVP il movimento di Lombardo fosse effettivamente risultato in grado di vincere in Sicilia risultando la prima forza in almeno 3 collegi maggioritari ovvero conquistando 3 mandati.
Il premio di coalizione rende dunque per il futuro particolarmente cruciale l’evoluzione dei rapporti di forza che in valori percentuali vedono le destre radicali fuori dal parlamento salvo in caso di apparentamenti con una destra moderata che si identifica praticamente con il PDL attorno al 35 per cento.
In posizione centrale i partiti autonomisti che complessivamente (Lega, MPA, SVP, UV) raccolgono sul piano nazionale il 13 per cento (e in talune aree sono la prima forza politica o comunque risultano determinanti per conquistare il premio di maggioranza regionale al Senato).
Al centro troviamo due forze politiche al di sopra dello sbarramento ma profondamente diverse, l’UDC, ovvero una coalizione con al centro una forza cattolica moderata di ispirazione democratico-cristiana europea, e un’Italia dei Valori che cavalca nell’aree non raggiunte dalle Leghe l’ondata di protesta contro la casta partitocratica assorbendo parte della protesta storicamente cavalcate dai radicali di Marco Pannella. Nell’Italia di oggi il centro raccoglie attorno al 15 per cento dei consensi degli elettori, mentre attorno alla Dc e ai partiti laici minori nella prima repubblica sfiorava quasi la maggioranza assoluta.
Quanto alla sinistra moderata o se preferiamo al centrosinistra, dobbiamo purtroppo constatare che, priva degli apporti un tempo forniti dalle forze laiche repubblicane e socialdemocratiche, attorno al PD e a quel che resta dei socialisti, non riesce a superare la soglia del 32%, se non alleandosi ad una forza populista e giustizialista di centro come l’Italia dei Valori di Di Pietro e ciò nonostante il tracollo delle sinistre radicali .
In altre parole abbiamo un centrodestra come la vecchia Democrazia Cristiana attorno al 35 % in grado di conquistare la maggioranza assoluta solo confermando la propria alleanza con il peso crescente della Lega e con quello determinante del Movimento per le Autonomie di Lombardo ma che potrebbe in futuro necessitare di nuovi apporti dal centro per continuare a beneficiare del premio di maggioranza. Solo così il centro destra potrà competere senza patemi contro uno schieramento concorrente di centro sinistra che - partendo da un magro 26% raccolto dal PD - potrà superare il 40 per cento dei voti, solo alleandosi con radicali, socialisti verdi ed altre forze laiche di sinistra e - non potendo peraltro più beneficiare eventualmente di quel prezioso serbatoio di voti provenienti dai due partiti comunisti complessivamente sotto i quattro punti percentuali – dovrà probabilmente anch’esso ricercare intese con centristi dell’UDC qualunque sia il sistema elettorale che uscirà dal referendum
In questo quadro è evidente che il centro sebbene oggi diviso fra neo democristiani moderati dell’UDC e dipietristi populisti dell’Italia dei Valori potrebbe tornare ad essere ago della bilancia in un sistema elettorale come nell’altro dopo l’arretramento del Partito Democratico e il fallito sfondamento del Popolo della Libertà.
La tendenza al bipartitismo riscontrata alle elezioni politiche del 2008 sembra essere stata messa in crisi dalle elezioni europee nonostante la soglia di sbarramento saggiamente introdotta per questo appuntamento. La Lega Nord e gli autonomisti di Lombardo risultano in posizione di arbitro e sono probabilmente destinate a rimanere o conquistare la guida del Governo in due Regioni chiave come la Lombardia e la Sicilia che sembrano destinate a rimanere decisive per i risultati elettorali del PDL e sono destinate insieme al Veneto a giocare un ruolo chiave nella partita che si riapre sulle riforme istituzionali e che richiede la soluzione del nodo della riforma del sistema elettorale qualunque sia il risultato del referendum del 21 e del 22 giugno prossimi
Per quanto riguarda la sinistra, anche in Italia, essa rimane complessivamente ai minimi storici, ovvero attorno al 36%: come in Francia e in Germania non può raggiungere la maggioranza assoluta senza recuperare elettori moderati al centro e al contempo rappresentare gli elettori delusi dalle sinistre radicali e non. Intercettando al nord non solo i ceti medi e imprenditoriali, ma i ceti operai e le classi subalterne, ormai da anni tentati dal populismo leghista. La sinistra non potrà fare a meno del PD ma il PD sarà il cuore della sinistra solo se sarà in grado di rilanciare il progetto costituente all’origine della nuova formazione allargandolo sia a destra per frenare l'emorragia cattolica verso i centristi e i dipietristi ma anche verso i laici e quegli ex liberali, repubblicani radicali e socialisti che si trovano in posizione sempre meno confortevole all'interno di un Pdl fortemente schiacciato a destra, sia a sinistra verso chi si richiama come PS e Sinistra Democratica al socialismo europeo o spera di beneficiare della forte spinta in Europa verso l’ambientalismo.
Il PD ha sostanzialmente frenato l’annunciata emorragia, beneficiando ancora in parte della spinta verso il bipartitismo espressasi nelle elezioni politiche del 2008 anche in un contesto elettorale proporzionale come quello per le elezioni europee privo di premi di maggioranza. Ma anche questa volta, abbandonando al loro destino minoritario i radicali e rinunciando ad alleanze con le altre forze laiche di centrosinistra e subendo la pressione fortemente competitiva sul proprio elettorato degli ex alleati dipietristi, non è riuscito ancora a creare una dinamica di coalizione a vocazione maggioritaria.
Insomma siamo convinti che il PD, per rappresentare un'alternativa competitiva al blocco berlusconiano, debba essere capace di realizzare quello che non è riuscito a produrre il disegno riformista progettato dai socialisti negli anni Ottanta, ovvero l’alleanza fra i meriti e i bisogni. La sinistra riformista del Ventunesimo secolo dovrà essere in grado di raccogliere rapidamente questa sfida tenendo presente le istanze di quel popolo della sinistra che, dopo la delusione del voto, potrebbe essere tentato come avvenuto in questa occasione dall’astensionismo o magari un domani da un velleitario tentativo di rivincita delle forze massimaliste come emerso parzialmente in Francia con la ripresa di quelle forze che coalizzate attorno a PCF, trotzkisti e sinistre varie, sperano di approfittare elettoralmente dell’emorragia di voti subiti dai partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti che - fatta eccezione per il PSOE di Zapatero per il Pasok di Papandreu, per i socialisti svedesi e quelli sloveni - escono purtroppo davvero malconci dalle elezioni europee del 2009. Speriamo che alla stregua delle elezioni di medio termine americane queste elezioni europee del giugno 2009 rappresentino l’ultimo avvertimento
Senza rinnovarsi la sinistra è destinata ad un rapido declino. In Italia ciò risulta ancora più complicato dalla questione cattolica. Tenere insieme laici e cattolici è una grande sfida. Ci ha provato Veltroni egregiamente mentre Franceschini si è preoccupato soprattutto di frenare l’emorragia degli elettori tentati dal populismo e dall’antiberlusconismo primario dell’Italia dei Valori. Ma ciò nel futuro potrebbe non bastare!.
Il voto delle politiche dello scorso anno potrebbe aver aperto una lunga fase di dominio del centrodestra in Italia, a condizione che il PDL riesca effettivamente a ritrovare la centralità della Democrazia Cristiana nella Prima Repubblica. Deve capire se la potrà avere come la DC contando sulla propria forza centrale nell’ambito di un nuovo sistema elettorale o se intenda continuare a disporre di quel premio di coalizione che costituisce certamente l’elemento di saldatura con il proprio principale alleato, ovvero con la Lega di Bossi, ma di cui sembra aver beneficiato maggiormente proprio la Lega.
Il centrosinistra al contrario potrebbe rimanere congelato (come il voto 30 anni or sono al PCI) al 35 per cento se non riesce a sfondare al centro e nel contempo, come le forze socialdemocratiche e laburiste, a difendere gli interessi dei ceti deboli. Per la prima volta nessun eletto italiano al Parlamento Europeo siederà nel gruppo del Partito Socialista Europeo a causa della sconfitta di Sinistra e Libertà e della decisione per gli eletti del PD di costituire un gruppo autonomo a Strasburgo. Sul piano internazionale e su quello europeo in particolare il Partito Democratico non può eludere la questione della sua collocazione nei confronti del movimento socialista europeo che, a sua volta, deve essere capace come quello popolare di trarre lezioni da questa gravissima sconfitta e di acquisire nuove risorse e dialogare proficuamente con le nuove forze europeiste emergenti al di fuori della sinistra storica tradizionale a cominciare dagli ecologisti di Cohn Bendit.
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